
Il plurimiliardario accordo tra Cina e Congo
Maggio 16, 2008La Repubblica Democratica del Congo ha firmato pochi giorni fa l’accordo quadro che rappresenta in assoluto il più grande contratto tra Cina ed Africa: un affare da più di 9 miliardi di dollari per strade e ferrovie in cambio di minerali. Il Congo necessita disperatamente di infrastrutture da 6 miliardi di dollari, così come ingegneri cinesi e congolesi hanno preventivato: 2.400 miglia di strade, 2.000 miglia di ferrovie, 32 ospedali, 145 centri di soccorso e due università; ed è nell’ottica di ottenere tutto ciò, che a Pechino nei prossimi giorni si siglerà l’accordo tra la Gecamines, la compagnia mineraria di stato congolese e la CREC (China Railway Engineering Corporation) un’azienda prevalentemente pubblica cinese.
Un singolo accordo, insomma, che dalla prima strada prevederà fino a 9 miliardi di dollari di costruzioni, in cambio di risorse naturali preziosissime a sostenere l’industria galoppante della Cina: 10 milioni di tonnellate di rame e 400 mila tonnellate di cobalto. Ma le implicazioni sono molteplici. Prima di tutto le modalità di questo «win-win» come viene chiamato dai cinesi il tipo di «baratto» in questione: un modo di contrattare in cui entrambe le parti guadagnano, e che non è assimilabile agli «aiuti» che le potenze occidentali danno anno dopo anno, sempre con interessi collegati e con mille vincoli e condizioni. Il Congo è reduce da decenni di dittatura e da una brutale guerra civile che l’ha messo in ginocchio, lasciando infrastrutture decadenti a malapena in funzione. All’apparenza tutto è bene quel che funziona bene. Il Ministro incaricato dell’estrazione mineraria, Victor Kasongo, ha dichiarato che dopo due secoli in cui la gente ha scavato ma solo per vedere i minerali andarsene dal paese, si parla di strade, scuole, acqua, e non si riesce mai a vederne all’orizzonte per quanto riguarda le promesse delle potenze straniere. Di contro l’ambasciatore cinese in Congo, Wu Zexian, ha dichiarato che «la Cina ha bisogno di molte cose. In questo mondo la Cina non può vivere isolata; questo è il motivo per cui abbiamo adottato delle politiche di apertura al resto del mondo. Dobbiamo arrivare ad una cooperazione che benefici entrambi i contraenti».
Il ritrovamento di un giacimento molto cospicuo di rame in Kolwezi (provincia meridionale di Katanga) ha spinto la Exim Bank (altra state-owned cinese) a sobbarcarsi l’alto rischio dell’operazione che rivaluterà tutta l’area un tempo appartenuta al «Belgian Forrest Group», con una previsione di rientro dell’investimento nel periodo di 10 anni. E’ da considerare però che anche se una banca occidentale non rischierebbe tanto, l’influenza della Cina come nuovo soggetto colonialista ed imperialista in Africa va rafforzandosi sempre di più, creando uno dopo l’altro precedenti che danno fiducia ai governi africani, non più obbligati a nascondere le loro violazioni di diritti umani o quant’altro. La Cina non è come l’Europa, ha immense possibilità di liquidità e molte meno paure nel relazionarsi ad un continente con cui non ha un «passato da farsi perdonare».
La pratica del win-win non è tuttavia nuova, e non verrà presto abbandonata dalla Cina: il prezzo in crescita delle materie prime, parallelo alla food crisis ed interconnesso con il prezzo del petrolio, è uno stimolo notevole al nuovo «colonialismo» per le forniture dell’industria e dell’indotto industriale. La Cina produce da sola il 20% delle merci finite del mondo, e non può certo permettersi di non garantirsi un continuo ulteriore sviluppo. Resta il ruolo dell’Europa, che dalle dichiarazioni del presidente congolese, rivela di aver fallito in pieno ogni tentativo di comunicare con i governi africani: anni di aiuti, sussidi, progetti «buonisti» naufragati nel nulla, di fronte ad una proposta commerciale, neanche tanto vantaggiosa, che nessun occidentale avrebbe fatto per paura di quello che, nei nostri paesi e nei nostri salotti bene, si sarebbe detto. L’imperialismo non è più né quello americano, né quello britannico. Facciamo attenzione a Cina e Russia.
http://www.ragionpolitica.it/testo.9393.plurimiliardario_accordo_tra_cina_congo.html


